domenica 12 dicembre 2010

Le proposte del Pd contro il DDL Gelmini


L’Italia ha bisogno di un’Università di qualità, più moderna ed efficiente: diritto allo studio, docenti motivati e selezionati in base al merito, Atenei autonomi e responsabili, valutati in base ai loro risultati.L’Università italiana ha bisogno di una riforma, ma il DDL Gelmini non corrisponde a nessuno di questi obiettivi: serve solo a ridimensionare l’Università e a centralizzare tutte le scelte. Il PD dice NO a questa riforma sbagliata, SÌ a una vera riforma.

L’Italia è il Paese europeo che spende meno in Università e Ricerca. Mentre gli altri paesi per uscire dalla crisi puntano sul sapere, il governo riduce gli investimenti del 20%. Istruzione, università e ricerca: per il governo palle al piede di cui liberarsi, per il PD le priorità per far ripartire l’Italia.Più opportunità per gli studenti. Diritto allo studio e borse di merito perché gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, possano raggiungere i gradi più alti degli studi. Per superare l’enorme ingiustizia dell’università immobile: in Italia si laurea solo il 10% di figli di non diplomati, in Francia il 35%, in Gran Bretagna il 40%.

Un diritto garantito dalla Costituzione, negato dal DDL Gelmini.Nuova dignità all’insegnamento e alla ricerca: Stop al precariato. Contratto unico formativo di ricerca, norme per arrivare in cattedra in 6 anni (tenure track “vero” con la programmazione delle risorse fin dal primo contratto triennale), ruolo unico di docenza. Il DDL Gelmini fa il contrario: riduce il numero dei docenti in ruolo, aumenta il precariato e affida le barriere a percorsi lunghi e incerti.

Spazi per i nuovi docenti e ricambio generazionale per la classe docente più anziana del mondo (oltre 10 anni sopra la media). Età di pensionamento negli standard internazionali a 65 anni. Sblocco del turn-over e impiego delle risorse liberate per nuovi professori e nuovi ricercatori con contratto tenure track.In 6 anni 15.000 ricercatori, strutturati e precari, nel ruolo di professore con selezioni fondate sul merito.Il DDL Gelmini fa il contrario: condanna i ricercatori a un destino senza prospettive e blocca gli spazi per l’ingresso dei nuovi docenti.

Atenei autonomi e responsabili. Risorse agli atenei in base alla valutazione della ricerca e della didattica. Regole e trasparenza per gli accordi di programma con gli atenei. In ogni regione Piano strategico per l’Università.Il DDL Gelmini fa il contrario: a differenza di tutti i paesi europei ricentralizza tutte le scelte, affidandole alla burocrazia ministeriale e all’arbitrio del governo. Riforma e risorse vanno di pari passo. Programmare investimenti in università e ricerca per raggiungere la media OCSE (Italia 0,8% del PIL; OCSE 1,3%).Non ci dicano che non ci sono risorse: il governo faccia subito l’asta per le nuove frequenze digitali anziché regalarle a Mediaset; lo Stato ne ricaverebbe almeno 4 miliardi di euro, che il PD propone di investire sul sapere e sulla conoscenza.
Il governo ha fatto il contrario: ha sottratto all’università 1 miliardo e 355 milioni di euro in due anni.

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