martedì 15 febbraio 2011

Referendum - repetita iuvant, ma solo per alcuni casi disperati

E' bello essere definiti delle "cassandre". E' ancor più affascinante quando a farlo è l'assessore Ruggeri a cui già una volta abbiamo avuto il piacere di spiegare il perchè delle nostre previsioni bibliche in merito ai tempi sul passaggio in Umbria.
Forse l'assessore in questione, distratto allora, o semplicemente ignorante, appunto era arrivato a disconoscere l'esistenza di quello che chiunque di voi potrebbe leggere con i propri occhi consultando Wikipedia.
Ci teniamo a ripeterlo ancora una volta, cercando ora, come e più di prima, di essere chiari, esponendolo semplicemente, perchè si sa che quando le cose sono semplici chiunque, ma davvero chiunque, può capirle.

Gli unici comuni in tutt'Italia (38 hanno tentato l'iter, 14 hanno superato il referendum) ad aver completato l'iter burocratico per il passaggio da una regione ad un'altra, sono stati un gruppo di 7 comuni dell'Alta Valmarecchia che ha votato insieme il passaggio dalle Marche all'Emilia Romagna. Il voto si svolse nel dicembre 2006 e l'iter si concluse soltanto nel luglio 2010, 4 anni dopo, in cui venne approvata definitivamente la variazione territoriale, dopo che la regione Marche perse il ricorso alla Corte Costituzionale.
Questo è un dato che viene fornito da Wikipedia la più grande enciclopedia del web; nessuna invenzione, nessuna "cassandrata", solo dati reali.
Chissà se questa volta saremo stati più chiari.

Possiamo affermare comunque che iniziano a delinearsi con maggiore chiarezza i tempi del referendum secessionista proposto dal consiglio comunale del 17 novembre scorso in cui il gruppo di minoranza di Rinnovamento Democratico si espresse astenendosi dalla votazione per quella che allora veniva reputata una scelta tempisticamente sbagliata nella battaglia a favore del Marini. La provocazione, perchè di questo si trattava per stessa ammissione del sindaco Graziani, fu lanciata allo scopo di ricattare la regione Lazio e la Presiente Polverini a seguito della chiusura dell'ospedale. Elemento essenziale dell'infallibile strategia del sindaco che quel giorno sventolò la proposta come l'arma risolutiva del contendere. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Piuttosto che concentrarsi su incontro che sarebbe potuto essere decisivo per il destino del Marini, ci si è lanciati in maniera isolata in una nuova drammatica crociata.

Oggi le motivazioni, quelle reali, visti gli insuccessi sul fronte ospedale riportati dalla blanda azione politica e dalla fallimentare strategia del sindaco e del suo entourage, iniziano a prendere una nuova forma e connotazione, e rivelano come in fondo non vi sia mai stata l'intenzione di ottenere da tutto questo un ospedale che ci veniva ingiustamente tolto, quanto una semplice e puerile azione di riacquisizione dei consensi persi da questa maggioranza nell'ultimo anno e mezzo di amministrazione fantasma.
L'unico modo per farlo è quello di ricondurre questo importante appuntamento referendario ad una disputa politica tra maggioranza, solo oggi favorevole al cambio regione, e il Partito Democratico, che ancora non si è espresso nel merito anche e sopratutto per la mancanza di un progetto da realizzare a favore dei cittadini una volta compiuto il passaggio.

Quale miglior cavallo di battaglia, sull'onda emotiva del dissenso dei cittadini verso una Presidente come la Polverini, prima spalleggiata in campagna elettorale dal sindaco dal vicesindaco e da buona parte della lista Insieme per Magliano, ora ripudiata in alcuni casi fin troppo velatamente da parte di questa amministrazione.
Quale miglior momento per deframmentare il potere dell'unico reale partito presente a Magliano, il PD, tagliando i ponti di contatto con l'attuale presidenza provinciale e le referenze regionali e provinciali del partito. Ci balza quasi alla testa un pensiero oscuro: vuoi vedere che dell'ospedale a questi non è mai importato nulla?
A questo punto attendiamo che qualcuno si presenti con delle argomentazioni serie, perchè se quello che si sente in giro sono i motivi che ci spingono ad andarcene dal Lazio, siamo davvero passati dalla padella alla brace.

10 commenti:

  1. Stefano Previtera15 febbraio 2011 20:43

    Questo referendum per il passaggio in Umbria non mi convince. Intanto non condivido l'atteggiamento preventivo di dividere i cittadini e le forze politiche in "buoni" e " cattivi" a secondo di come si schiereranno; poi non sono assolutamente chiari i vantaggi di questa eventuale scelta e quali benefici ne avrebbe la popolazione. Sarebbe quindi opportuno e doveroso che l'Amministrazione Comunale chiarisse lo scopo e l'utilità di questa iniziativa e si confrontasse con la cittadinanza ascoltandone le istanze e le proposte.Storicamente facciamo parte di questa Regione ed anche se ,come tutte le provincie del Lazio, soffriamo l'influenza ed il prepotere di Roma, si ha il dovere, nella politica della nostra Regione di rivendicare il ruolo determinante delle provincie mettendo in campo iniziative finalizzate a questo obiettivo(regione delle provincie?).Le Amministrazioni Comunali fanno anch'esse "politica" ed in tal senso si debbono muovere anche se tra mille difficoltà. D'altronde questi problemi non sono certo emersi adesso ed essersene accorti solo ora mi fa riflettere.Pertanto non è assolutamente chiaro il fine di questa iniziativa dell'Amministrazione e spero non serva a distogliere l'attenzione da altri problemi. Siamo sicuramente ai confini della regione Lazio, con tutti i problemi che questo sicuramente comporta, ma non vorrei che da iniziative sbagliate ci ritrovassimo ad essere, un giorno, periferia dell'Umbria.

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  2. benvenuti in umbria15 febbraio 2011 20:55

    a tutti quelli a cui piacciono i preti!

    vescovo di Terni, mons.
    Vinvenzo Paglia, nella basilica di San Valentino, durante la messa celebrata nel giorno del patrono della citta' e protettore degli innamorati. "Debbo confessarvi che negli ultimi mesi e' ulteriormente cresciuta in me la preoccupazione - ha detto mons. Paglia -. In altri momenti abbiamo parlato di declino ma oggi la citta' sembra non voler crescere piu'. Se non cresciamo cancelliamo gia' oggi il futuro nostro e dei nostri figli". Per il vescovo occorre quindi "un impegno straordinario di tutte le realta' sociali: dell'impresa e dell'economia, della scuola e dell'universita', delle famiglie e delle fondazioni bancarie, della politica e della Chiesa".
    Mons Paglia ha quindi toccato il tema dell'Universita', per la quale "non sono piu' sufficienti atteggiamenti di sola rivendicazione e che richiede una svolta profonda", la questione industriale "che mostra al tempo stesso segnali incoraggianti e forti ritardi nei comportamenti dei soggetti locali", la questione dei servizi, da quelli pubblici locali all'azienda ospedaliera della citta' "che richiede ora un attento approfondimento e che ripropone una delle facce della 'questione Terni' dentro il contesto regionale". "Come Diocesi - ha proseguito il vescovo - abbiamo cercato di fare la nostra parte, anche con impegni specifici come ad esempio la ricerca sulle cellule staminali. Abbiamo avviato una riflessione pubblica sul ruolo della scuola, abbiamo proposto occasioni di discernimento agli esponenti della politica, abbiamo spinto i giovani imprenditori a giocare un ruolo collettivo di leadership, mantenuto un dialogo con le realta' economiche cittadine, poste domande sulla questione universitaria. Il punto e' che tutti questi stimoli e tutte queste domande non hanno incontrato purtroppo quella discontinuita' di cui Terni ha bisogno. Abbiamo spesso assistito, al contrario, al riemergere di una mentalita' chiusa, alla proposta di vecchie ricette, alla ricerca di improbabili alibi, al fallimento di progetti fragili e gestiti in una logica di compromesso".
    Quindi il tema del lavoro, con la "ferita" aperta piu' evidente che riguarda il 'polo chimico' la cui salvezza e' vitale non solo per frenare la disoccupazione ma anche per avviare un nuovo e promettente sviluppo sia per Terni che per l'intera Regione" e quello della cultura, per il quale "la citta' non vede i segnali di un investimento convinto e coerente". "La crisi dell'esperienza universitaria a Terni - ha detto ancora il vescovo - non dipende dalla riforma nazionale dell'universita'. Dobbiamo piuttosto verificare la ragionevolezza del percorso intrapreso ormai da oltre 30 anni, giudicarne schiettamente gli esiti e aprire strade nuove"

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  3. A me non piace l'ipocrisia conclamata dei preti.
    Predicano bene (a volte) razzolano male.
    Mirano ai loro interessi, agli interessi materiali cioè, quelli della privatizzazione della scuola, della sanità, per ottenerne un doppio beneficio, quello materiale (Il business), quello spirituale (le anime).

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  4. Ma l'assesore tre piedi con delega quando se mette a fa' qualche cosa?
    e' capace solo di sistemare parenti e amici?

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  5. forse ora l'assessore Ruggeri ha capito ,altrimenti è rimasto solo di scriverlo in Brille o fare dei disegni!!!!!!!!!!

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  6. ma se leonessa aveva un progetto e le risorse per decidere se andare in umbria o meno. noi che cosa abbiamo da proporre?

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  7. La fontana, i teatrini di natale,le mostre fotografiche dell'assessore,l'ospedale che pratica la medicina cinese.con queste quattro cose che pensiamo di portare all'umbria? siamo veramente sfiorando la pazzia con questa storia di andare in umbria,andiamo a vedere cosa conviene fare per agevolare i cittadini e non per una presa di posizione che ha il sindaco.perchè le spese che si dovranno fare per questo referendum sono a carico di noi cittadini.

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  8. per vincere le elezioni hanno promesso posti di lavoro a tutti come a quello che porta i pulmini mo per vincere il referendum cosa promettono? io voglio casa dentro magliano senza paga l'affitto e voto come mi dite di votare ci state?

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  9. C'è un signore che poverino gli hanno dato una medaglia al merito al lavoro; gli permettono non di lavorare ma di suicidarsi per questo, e si! permettere a dei propri dipendenti lavorare in determinate condizioni quali ad esempio molto oltre il proprio orario di lavoro, al buio, senza alcuna protezione quali scarponi adatti, mascherine e al centro della strada, è un vero e proprio attentato alla salute, perpetrato per di più da un ente locale che dovrebbe essere esempio per altre aziende.
    Giuro la prossima volta chiamo i carabinieri che verificassero l'adeguata sicurezza di questi lavoratori ridotti a schiavi.

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  10. avete visto non ha risposto,a pensare che ha già preso contatti con l'umbria, per diventare presidente della regione umbra,vuole far carriera , ha pensato anche per la consorte,la vuole far diventare Capo del Gabinetto( PUBBLICO).

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