lunedì 14 febbraio 2011

Veronica Diamilla - Ecco perché l’Italia non è un paese per donne

Vorrei con poche righe cercare di spiegare perché ho scelto di aderire alla manifestazione del 13 febbraio, come donna e come segretario dei giovani democratici di questa provincia. Comincerei col dire che il sessismo non è certo un’invenzione del Presidente del consiglio, diciamo che la sua cultura da harem l’ha riportato in auge, causando un fortunato risveglio delle donne italiane e un riaffermarsi della questione della disparità tra i generi.
Mentre qui nel bel paese i giornali ci raccontano una storia infinita di aspiranti veline, escort e danzatrici varie che trascorrono il weekend ad Arcore in altri paese europei si lavora per incoraggiare la parità di genere perché considerata un importante fattore di crescita nazionale. Giorni fa leggevo il triste quadro che emerge dell’Italia dal Global gender gap report, il rapporto mondiale sul divario di genere pubblicato ad ottobre dal World economic forum.

Prendendo come parametri di studio la parità salariale, l’occupazione, l’opportunità di fare carriera delle donne, l’Italia risulta essere all’87° posto per occupazione femminile, 121° posto per la parità salariale, e 97° posto per la possibilità che hanno le donne di ricoprire incarichi al vertice di aziende, sia pubbliche che private. Complessivamente il nostro paese resta ancorato alla parte bassa della classifica, preceduta da Stati politicamente ed economicamente più instabili: il Paraguay, il Ghana, la Slovacchia, il Vietnam e Repubblica Dominicana. Inoltre si assiste ad una tendenza verso il basso che dal 2008, per una strana coincidenza da quando Berlusconi è tornato al governo, ci ha visto scendere dalla 67° posizione all’attuale 74°. Le donne italiane guadagnano in media il 20% in meno degli uomini e occupano solo il 7% dei ruoli dirigenziali nelle aziende, contro il 33% delle scandinave. Se poi vediamo i dati della rappresentanza femminile in Parlamento notiamo come solo il 21% delle donne è eletta alla Camera e il 18% al Senato, contro una media europea del 23%, con picchi del 45% in Svezia, che sulla questione femminile se presa come modello di confronto, come tutti i paesi nordici ci fa “arrossire” di vergogna. Quest’ultimo dato in particola modo può spiegare perché dal legislatore non vengano mai adottate politiche a sostegno delle donne, delle famiglie; del resto l’Italia spende l’1,4% del PIL per la famiglia e la cura di bambini ed anziani, contro il 3% della coraggiosa Svezia.

Sarà forse che non avendo mai dovuto occuparsene direttamente pochissimi uomini politici italiani hanno seriamente riflettuto sul problema? Conciliare le ambizioni lavorative con la cura della casa, dei figli e degli anziani genitori è del resto una prerogativa femminile. Non credo che questo rapporto abbia scoperto cose che noi italiani ignorassimo, nonostante ciò sento molto spesso politici ed esperti interrogarsi nel dibattito pubblico sull’annosa questione, anche questa tutta italiana, del basso tasso di natalità. Un problema certo grave per un paese vecchio come il nostro che spende il 15% del PIL in pensioni. Forse però se si rendesse la vita più facile alle donne, le giovani di oggi non si sentirebbero costrette a scegliere tra fare figli e lavorare.

Se durante i colloqui di lavoro non ci si sentisse chiedere se si ha intenzione di mettere su famiglia con tono che presuppone una risposta negativa, se per quella minoranza di donne che lavora fosse più facile trovare asili nido a costi sostenibili, se si considerasse la flessibilità lavorativa, come ad esempio il part time come un modo per far incontrare esigenze personali con quelle aziendali, il tasso di natalità in Italia potrebbe tornare a salire e con esso la ripresa economica.

Tutto questo può essere collegato all’attuale governo e in particolar modo al presidente Berlusconi? A mio avviso, si. Perché Berlusconi rappresenta ed interpreta una cultura umiliante, maschilista che manda alle donne, soprattutto giovani, un messaggio per cui saper sedurre e usare il proprio corpo serve più di un buon curriculum! Basta andare a rispolverare le numerose battute del Berlusconi grande barzellettiere: ad esempio quando ha spiegato che per le donne c’è un modo facile per garantirsi un futuro finanziario stabile, quello di sposare un uomo ricco, o peggio ancora quando intervenendo sulla vicenda degli stupri nella Capitale disse “una cosa del genere può sempre capitare, non si può pensare di mettere in campo una tale forza, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze”.
Un comportamento simile da bar dello sport, quando promana da un Istituzione, dalla massima carica del governo non aiuta anzi peggiora le cose perché non si può pensare che sia questa la compagine politica che possa avviare quel cambiamento culturale di cui l’Italia ha fortemente bisogno. Inoltre credo non si possa negare che da quando Berlusconi è presente nella scena pubblica del nostro paese la candidatura di belle donne, volti televisivi noti, a prescindere da competenze ed esperienza, sia diventata una strategia politica.
Detto ciò non si può certo credere che l’uscita di scena di Berlusconi risolverebbe il problema delle disparità tra generi, per questo se vogliamo che le cose in questo paese comincino a cambiare c’è bisogno di avviare un forte e deciso cambiamento culturale, c’è bisogno che uomini e donne cambino il loro modo di pensare, c’è bisogno di politiche per le donne, per le famiglie, di governi che riescano a pensare ad un nuovo modello di sviluppo. Affinché ciò avvenga la manifestazione di domenica deve essere solo il primo passo di una mobilitazione permanente, una mobilitazione che riprenda valori e principi affermati in anni di conquiste e di lotte. Il mondo femminile non deve fare l’errore di dividersi in categorie ma deve rialzare la testa rivendicare diritti e il proprio ruolo nella società perché, come avevano ben chiaro negli anni settanta non ci sono né sante né puttane, ma solo donne!

Veronica Diamilla -Segretario Prov. Giovani democratici

4 commenti:

  1. Hai posto in evidenza argomenti non facili da trattare, dagli uomini naturalmente.
    Mi ha colpito il continuo riferimento alla Svezia; un Paese mai bigotto, un Paese il cui welfare state è lezione per tutti i popoli non solo europei, un Paese dove nessuno mai porrebbe in discussione il suo sistema social democratico, neanche la destra attualmente al potere, un Paese dove il rapporto ricchi e poveri è molto basso poiché di fatto non esistono poveri e quella forbice che da noi sempre più si allarga, quì è stabilmente in equilibrio; un Paese dove il pensionato non prende 3000 euro come da noi continuando a pagare il mutuo per se e per i figli, ma sono questi, anche se disoccupati a percepire quell'importo.
    Faccio una provocazione:
    La chiesa secondo te, è machista o femminista?
    La donna in sostanza, è ritenuta essere davvero libera ed indipendente rispetto all'uomo, alla famiglia, al lavoro dalla chiesa?
    Se si guarda a determinate scelte di campo di questa, direi proprio di no.
    E allora convinciamoci che anche Berlusconi è figlio di tale cultura, lui non ha fatto altro con i suoi soldi, le sue disponibilità, a fare emergere tale modo di pensare di moltissimi uomini, forse la maggioranza.
    Vedi Veronica, il tuo desiderio è anche il mio, lo è stato per tutti i lunghi settanta anni e più che risiedo su questa terra e lo sarà ancora per molti spero; questo per dimostrarti che il processo è lungo e lento e la causa ti giuro, non sono quelli considerati da rottamare, ma quella "cultura" che tu hai descritto molto bene, quella delle veline, della vendita del proprio corpo e se la cultura la si apprende tramite i messaggi che passano dalle reti Mediaset ma non solo, questa discriminazione durerà ancora per molto.
    Ancora non sopporto che un presidente del consiglio di un governo europeo possa detenere un potere mediatico così sbilanciato; una responsabilità che abbiamo noi tutti, noi tutti perché milita tra di noi ancora un certo Massimo Dalema presidente di quella bicamerale che doveva risolvere il conflitto di interessi del berlusca.

    RispondiElimina
  2. d'alema è il cancro di questo partito.

    RispondiElimina
  3. Assisto assai divertito al trionfalismo con cui oggi i media ci regalano la chicca secondo cui le donne italiane sono delle vere macchine da sesso: le prime in Europa.

    A leggere i giornali sembra come se l'Italia abbia vinto un altro Mondiale !

    Si susseguono valutazioni ponderose sulla maturità delle italiane, sulla loro 'piena emancipazione', e sulla loro 'piena disinibizione finalmente raggiunta'.

    E' tutto fantastico ! Che meraviglioso paese è quello in cui viviamo.

    Addirittura il Corriere della Sera ci propone l'illuminante intervista alla "guapissima sessuologa spagnola" (sic) Loredana Berdùn, che deve essere una specie di autorità in materia, una specie di premio Nobel, la quale testualmente erutta il suo dogma: "Le donne sono cambiate molto. Per loro la sessualità è più importante della coscienza religiosa. Sono molto informate, amano il sesso e lo vivono bene, in maniera aperta e curiosa. L'incremento della vita sessuale è un bel segnale. "

    Evviva ! Con questa benedizione della Berdùn ci sentiamo tutti più felici, e anche più tonificati sui destini di questa nostra nazione, che può contare su eserciti crescenti di ormoni femminili in libera uscita !

    Peccato che ... c'è sempre qualche guastafeste in giro !!!

    Maledizione. L'agenzia Ansa (ultimo rapporto dell'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali OSMED) ci informa infatti della "rassicurante" statistica, resa nota in questi giorni secondo cui il consumo di psicofarmaci e di antidepressivi in Italia negli ultimi 5 anni è aumentato del 75%. Cioè quasi raddoppiato in 5 anni. E che il consumo riguarda generazioni sempre più giovani, adolescenti e anche bambini.

    Maledizione !! I soliti guastafeste. Ma che significa, dopotutto ??? Vabbè, vuoi vedere che questo esercito di depressi sarà formato da tutti uomini, e che poi a letto combinano pure poco ???
    ecco come siamo considerate:grazie NANO MALEFICO

    RispondiElimina
  4. Stanco.
    Si riuscirà mai in questo Paese considerare P E R S O N E le donne, i gay, gli zingari, i vecchi, i bambini, i malati, i clochard, gli ebrei, i musulmani e tutti gli appartenenti alle altre religioni, i diversi?
    Quanti di noi di fronte a casi di persone cerebrolese si sono sentiti diciamo così, a disagio?
    Perché lo si dovrebbe? perché nessuno mai ci ha insegnato che le persone non si misurano per ciò che appaiono, ma per quello che sono accidenti! fossero esse belle o brutte; stupide od intelligenti; bianche o nere.
    Ho conosciuto qualche tempo fa una signora che si innamorò di un signore ascoltantodolo per telefono, rimase affascinata dalla sua voce calda e suadente, affettuosa ed intelligente.
    Il giorno si incontrarono a casa di quel signore ebbe una sorpresa... causa un incidente aveva il viso di una rana.
    Fuggì.

    RispondiElimina

Saremmo lieti di rispondere ad ogni vostro quesito.
I commenti contenenti un linguaggio scurrile non verranno pubblicati.
Grazie per la Vostra presenza e collaborazione