domenica 9 ottobre 2011

Fabio Melilli:"Il PD ha bisogno di fare un salto di qualità evidente"

Voglio sottolineare quello che molti di noi percepiscono nella stagione che stiamo vivendo. Moody’s declassa l’Italia, la regione Lazio e la provincia di Rieti con una motivazione chiarissima: la pressione della manovra nei confronti degli enti locali abbiamo l’impressione che non sia destinata a terminare. Anche la regione Lazio viene declassata di 3 punti. Credo che noi dobbiamo avere una consapevolezza piena di questo, anche per il fatto che stiamo vivendo una stagione straordinaria e lo possiamo leggere tutti negli occhi dei nostri elettori che ci chiedono un salto di qualità nei loro confronti. Non bastano più le parole e non credo bastino più le intenzioni ma il PD deve guidare un processo di riforma del sistema regionale che abbia qualche punto di chiarezza evidente.

Questo sistema pubblico che tutti noi governiamo, anche a stagioni alterne, ormai non regge più agli occhi delle imprese e dei cittadini, non si comprende più chi fa che cosa. Ma non basta attribuire alla volontà schizofrenica del Governo il processo di riforma istituzionale; la regione Lazio ha nelle sue competenze e nelle sue facoltà la possibilità di trasformare il sistema pubblico della sua regione e non c’è alibi che tenga.

E’ pensabile che in una situazione dove il sistema economico è così stressato, e vengono stressati i comparti più deboli, pagare milioni e milioni di euro per 63 consulenti nell’anno 2011 per dare un senso allo sviluppo dell’agricoltura nella nostra regione?

Potrei continuare in un’analisi che però investe noi, non solo la Polverini, investe tutti coloro che governano in questa regione, comuni, provincie e regione. C’è bisogno di correttezza. Ma è possibile che ancora si debba discutere se servono le comunità montane? Però è arrivato il momento di fare chiarezza e autoanalisi. C’è bisogno di fare uno sforzo collettivo di coerenza tra le parole e i fatti e questo Partito Democratico nel consiglio regionale ha le competenze complete per farlo perché questa regione fino ad un anno fa l’abbiamo governata noi. Dobbiamo fare uno sforzo collettivo per costruire una contromanovra seria.

Noi assistiamo ad una situazione in cui il governo di questa regione è capofila della protesta, con Alemanno e Polverini, ma in realtà loro dovrebbero dirci qual è la risposta rispetto ai tagli che ci vengono impartiti. La politica fa un mestiere solo: sceglie. Ora dobbiamo indicare le scelte e non possiamo rilevare come tutti insieme navighiamo in un mondo che ha perso il senso della sobrietà. Non voglio assurgere a censore perché questo riguarda tutti noi, ma un consigliere della regione Lazio non può avere 8 consulenti, non si può più fare, lo dico anche ai miei amici consigliere. Noi non possiamo fare i riformisti solo quando siamo all’opposizione, cerchiamo di rompere questo schema, questo partito ha nelle sue corde e nella sua ragion d’essere la capacità di trasformazione di questo paese. Quindi tocca a tutti e non possiamo parlare sempre degli altri perché questo viene giudica severamente dai cittadini e se c’è qualcosa che non rende ancora appetibile questo nostro partito sta nella mancanza di coerenza tra quello che sosteniamo e le azioni che tutti insieme siamo chiamati a compiere. E allora facciamolo nella provincia di Rieti, nei comuni, ovunque, questo sforzo, facciamo un patto dove la classe dirigente si impegna a dire agli elettori “queste sono le cose che cambieranno DOMANI”, domani, perché il tempo è finito per tutti.

Se tutti conveniamo sulla necessità di ridurre lo spazio del sistema pubblico senza confondere i costi della democrazia con i costi della politica, noi non possiamo cavalcare l’antipolitica e nasconderci dietro essa per una ragione di immobilismo che diventa la nostra ragion d’essere. Non si può e bisogna trovare una strada e dobbiamo dirci anche che se questo sistema pubblico non regge più, noi abbiamo il dovere di indicare agli elettori della nostra regione qual è il modello di regione che vogliamo, intendo il sistema architetturale della regione. Crediamo che non servano le provincie? E allora diciamolo pure, è un atto che si può fare. Io nella mia cultura istituzionale vedo la provincia come soggetto servente dei comuni, ma dobbiamo decidere che i sindaci fanno solo i sindaci, ognuno deve fare il suo mestiere e noi enti di secondo livello facciamo il mestiere della programmazione.

Non possiamo parlare per altri 20 anni sulla costituzione delle aree metropolitane: o ci si indica il modo con cui vengono costituite o la dobbiamo smettere di parlarne. Per chi ha letto il decreto per Roma Capitale si accorgerà che nelle elucubrazioni di Alemanno questa regione non esiste più. In questa ottica Alemanno si prenderà almeno la metà di quei 5 miliardi bilancio regionale per una serie di funzioni rilevanti che Roma sarà chiamata a gestire, mentre per noi diciamo “villici” resterà l’onere del pagamento dei debiti della sanità. Ma allora perché Alemanno non si prende l’onere dei debiti della sanità tra le funzioni rilevanti della capitale?

Usciamo dalla logica dell’interesse di quel sistema che pro tempore stiamo rappresentando. O abbiamo una visione alta del sistema oppure facciamo ordinaria amministrazione, ma siccome come ho già detto questo non è un momento di ordinaria amministrazione, è il caso di fare noi questo salto di qualità evidente. Non siamo più in tempi di vacche grasse dove in consiglio regionale ci si arrocca nel meccanismo di maggioranza e opposizione. Dobbiamo richiamare la presidente Polverini e sfidarla ad affrontare la straordinarietà del momento. Noi abbiamo il dovere di togliere alibi a questa amministrazione regionale e lo dobbiamo chiamandola a confrontarsi sui contenuti di questioni rilevantissime. Sono convinto che possiamo farlo però sono convinto che il conservatorismo se mantenuto sarà la nostra morte.

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