domenica 6 novembre 2011

Arsenico, una storia che in fondo riguarda anche noi


Arsenico e vecchi veleni Neanche Ercole può salvare il Lago di Vico Nell'acqua metalli pesanti e alghe tossiche. Compromessa la rete idrica. In Italia un milione di persone usa acqua non potabile. La UE ha detto stop.

Il grande malato è a circa 50 km da Roma. [...]Il lago di Vico è li lucente e silenzioso, incassato tra il Monte Fogliano e il Monte venere a oltre 500 metri di altitudine, immobile da millenni, da quando, narra la leggenda, Ercole lo creò sfidando gli abitanti del luogo.
Il lago di Vico, si diceva, da tempo è malato. Sta lentamente soffocando. Tecnicamente si chiama processo di eutrofizzazione. Vuol dire che le acque presentano dosi troppo elevate di sostanze nutritive. Sostanze come azoto e fosfati di cui non avrebbe avuto bisogno ma che si è ritrovato in pancia visto che per decenni ha raccolto i pesticidi, concimi, fitofarmaci utilizzati nelle sterminate culture intensive di nocciole romane, gli scarichi abusivi di case e ville, ma anche i mortali e velenosi segreti dello Stato italiano. Che il lago, una riserva naturale, non godesse di buona salute fu palese nel 2007 quando le acque cominciarono a tingersi di rosso. [...] Anche prima del 2007 in realtà si sapeva che qualcosa non andasse. Si sapeva per esempio, che il lago era avvelenato: nichel, cadmio, ma soprattutto arsenico.

[...]Ronciglione e Caprarola da secoli utilizzano l'acqua del lago per rifornimento idrico. La bevono, ci si lavano, ci cucinano, ci irrigano, ci trasformano gli alimenti industrialmente. Anche oggi. Nonostante Arpa, Asl, Università di Viterbo, Istituto superiore di sanità, abbiano conclamato la presenza di arsenico nel fondale in concentrazioni abnormi. Come quella rilevata il 26 febbraio 2010: 647 microgrammi quando la soglia massima dovrebbe essere 20 microgrammi.
L'arsenico, secondo la classifica dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, è una sostanza cancerogena di classe 1. Circa 1600 pubblicazioni scientifiche lo identificano come promotore tumorale, uno dei massimi responsabili del cancro al polmone, alla vescica, alla cute, al rene, ma anche al fegato e al colon. Un killer insomma.
Che corre nelle tubature dell'acqua potabile di Ronciglione e Caprarola in dosi quattro, cinque volte superiore al limite consentito. I due paesi non sono i soli ad avere questo problema.
[...] 128 comuni in Italia e tutti con valori sopra alla soglia indicata dalla legge del 2 febbraio 2001: 10 microgrammi per litro. Tutti operanti in questi anni in regime di deroga. Che vuol dire? Che si è chiesto per dieci anni alla Comunità europea di poter alzare il parametro dell'arsenico per l'acqua potabile ed evitare così una proedura d'infrazione e una salata multa (fino a 4 miliardi di euro). In cambio, nel lasso di tempo della deroga, regioni e comuni interessati avrebbero dovuto prendere provvedimenti. Ad esempio installare de-arsenificatori. Ma chi l'ha visti? Così quando l'anno scorso con la lettera del 2 febbraio 2010 l'Italia ha chiesto una terza deroga Bruxelles ha detto basta.
E così entro il 31 dicembre 2012 è il termine ultimo per mettersi in regola. E non sono bastate le giustifiazioni fornite secondo cui i quantitativi sarebbero fuori norma perchè originati da stratificazioni geologiche di origine lavica. Il livello di arsenico è troppo elevato per accusare un vulcano in attività qualche milione di anni fa.

Le cause sono molto più recenti. L'inquinamento da concimi e fertilizzanti avevamo detto. Ma c'è anche dell'altro. A far salire la febbre al grande lago malato ci hanno anche pensato i veleni prodotti della Stato italiano all'interno di una caserma nascosta nella boscaglia. Qui la chiamano "Chemical City", circa <<36 ettari con una superficie copertadi 4.500 metri cubi>>, denunciava il 29 luglio 1985 il deputato del Pci Famiano Crucianelli, in un'interrogazione rivolta a Spadolini e rimasta per anni isolata. Crucianelli parlava allora di <>, Spadolini di un <>.
In realtà a Ronciglione, come ricorda il libro "Veleni di Stato", Mussolini aveva creato la più estesa fabbrica di iprite, gas impiegato nella nostra avventura africana e "tagliato" proprio con l'arsenico. Abbandonata nel 1944,
Chemical City cominciò ad essere smantellata nei primi anni 90 e durante i primi anni di bonifica, fatti nel silenzio più assoluto, nel 1996 ci fu una perdita di fosgene.
Secondo i documenti militari di fosgene ce n'era 60 cisterne, ciascuna lunga quattro metri. Di iprite 150 tonnellate, ma anche 40 mila proiettili chimici tutti arruginiti. E quasi tutti rimasti li; solo una settimana fa si è aperta la gara per la riqualificazione dell'area.

[...]Che fine farà il resto del materiale e quello di lavorazione come l'arsenico? E' la domanda che si fa Raimondo Chiricozzi nato e vissuto in paese per circa settantanni. Quando lo andiamo a trovare nel suo studio, ricavato di un garage, sulla scrivania ha una delle lettere che come responsabile del "Comitato acqua potabile" sta inviando al Comune per conto di qualche centinaia di cittadini che lui rappresenta. Il comitato ha deciso di dare battaglia autoriducendossi le tariffe dell'acqua del 50%. Questo perchè il Comune non è in grado, come vorrebbe l'articolo 44 del regolamento, di fornire <>. L'ultima ordinanza in merito è del 31 gennaio scorso. In quell'occasione si stabilì la non potabilità dell'acqua di Ronciglione impedendo la somministrazione alle <>, nonchè il divieto di utilizzo alle industrie alimentari.
Ma l'ordinanza <> dice Chiricozzi, << qui si continua ad utilizzare l'acqua come se nulla fosse>>. L'anno scorso l'Asl di Viterbo aveva invitato il comune ha trovare delle fonti di <>. Ma come si fa a vivere aspettando l'arrivo delle autobotti. <> dice Antonella Litta, <>. Falde alternative a quelle alimentate dal lago di Vico, il grande malato che nessuno vuole curare.
Fonte L'Unità

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